Beppe Bigazzi: la grappa non ha bisogno della tv

Di Carlo Odello

Beppe Bigazzi cura dall’ottobre 2000 una rubrica quotidiana all’interno de “La prova del cuoco”, programma televisivo in onda su Rai Uno. È inoltre spesso ospite del “Maurizio Costanzo Show” e di “Porta a Porta”. Ha pubblicato diversi libri tra cui “La natura come chef” e "La farmacia e la dispensa del buon Dio". Prima di dedicarsi con passione all'enogastronomia è stato, tra i vari incarichi, presidente di Maserati, Innocenti e Tirsotex, nonché amministratore delegato dell’Agip e presidente dell’Agip Coal.

Che ruolo ha avuto la grappa negli ultimi anni nel panorama dell’enogastronomia italiana?
L’enogastronomia è rinata grazie al vino, è rinata grazie alla valorizzazione della tradizione e questa rinascita è passata fra l’altro dallo straordinario cambiamento della grappa.

In che senso cambiamento?
E’ molto semplice. Prima il vino era un alimento, oggi è un piacere. Così acnhe la grappa, che prima era considerata un alimento e oggi è diventata un piacere a sua volta. Si è creato un tassello straordinario nel mosaico della nostra enogastronomia. Parlo della creazione di un tassello perché quella che era la bevanda della povera gente, autoassolutoria per molte persone, è diventata poi un piacere per chi aveva cercato la soddisfazione in pessimi whisky, non sapendo berli, o in pessimi cognac, non sapendo berli e così via.

Lei è un esperto di televisione, ormai ne ha fatta tanta, C’è spazio in TV per parlare di grappa?
Ci sono tante cose che non hanno bisogno di passare dalla televisione. La straordinarietà della grappa non trova nel mezzo televisivo un adeguato strumento. Se lei ha una stoffa di cashmere incredibile, non è che la propaganda in televisione, uno la tocca e sente quello che è, la guarda e vede quello che è. Il Sassicaia, per dire un vino, è diventato famoso senza televisione, grazie alla sua bontà.

Quindi per la grappa…
Niente, lasciamo che il tempo faccia il suo corso, non è necessario avere fretta perché molti prodotti sono stati rovinati dal proprio successo. Quando il successo arriva piano piano piano non c’è pericolo che si rovini la cosa.

E le sue grappe preferite?
Prima di tutto le monovitigno perché conservano, esaltandole, alcune caratteristiche del vitigno. Poi però penso a certe grappe non di moda che sono altrettanto straordinarie. Diciamo che la fortuna è che ci sono tante grappe e le occasioni per berle sono diverse. Tante grappe per tante occasioni diverse. Lo stesso non accade con altri distillati.

Un’ultima domanda: cucinare con la grappa è un’ eresia, una possibilità, una curiosità?
L’essenziale è che non si voglia metterla dove non deve stare. L’essenziale è che venga utilizzata per quello che è.